I menù prestampati si possono ora comperare e ben presto le industrie vedono in questa diffusione un potenziale veicolo pubblicitario; comincerà la Liebig con la sua serie di menù sui quali troneggiano fiori, bambini, scene d’opera lirica, vergate nello stile ampolloso della Belle Epoque. Seguirà la Suchard e via via le più rinomate fabbriche di dolci e biscotti, che approfitteranno del nuovo stile alla moda che è l’Art Nouveau. Qualche decennio più tardi i menù decorati non mancheranno alla tavola nei grandi transatlantici di lusso che solcano gli oceani, ne in quelle dei grandi alberghi dai nomi prestigiosi nel mondo come il Ritz di Parigi o l’Hotel Sacher di Vienna. Neanche i pittori d’avanguardia rimarranno estranei a questa moda; un celebre menù lo disegnò il grande Toulouse Lautrec e sullo stesso tema si cimentarono Gauguin e Dalì e molti anni più tardi, da noi sarà la volta di Guttuso.
Molto importanti anche i menù militari, sui quali sventolano vessilli, gagliardetti e si incrociano amichevolmente spade e fioretti; ma quando sono vergati per occasioni meno importanti, costituiscono un interessante documento di quel che mangiava la truppa nei giorni di festa. Il ragù di carne con il quale oggi condiamo le tagliatelle, in caserma era un vero e proprio “secondo piatto”.
La lingua con la quale si scrive il menù è rigorosamente il francese; anche i menù della nostra casa regnante sono vergati in francese fino al 1911 anno in cui qualcuno al Cerimoniale deve aver pensato che un Regno d’Italia con i documenti scritti in francese era un po’, come dire, fuori luogo e allora venne saggiamente deciso che da quel momento ogni documento della Real Casa fosse vergato nella lingua di padre Dante. Il menù di Racconigi che mostriamo è il primo redatto con la nuova regola e l’estensore si deve essere preoccupato di tradurre tutto, proprio tutto, in italiano, persino il consommé che diventò il “consumato”.
Ma quali erano i cibi offerti in questi sontuosi menù?